37) Lvi-Strauss. La morte dell'uomo.
Applicando alla societ il principio dell'entropia, Lvi-Strauss
arriva alla conclusione che la dinamica interna ad essa 
destinata all'inerzia e alla disintegrazione.
C. Lvi-Strauss, Tristi tropici, traduzione italiana di B. Garufi,
Il Saggiatore, Milano, 1960, pagine 402-403.

 Il mondo  cominciato senza l'uomo e finir senza di lui. Le
istituzioni, gli usi e i costumi che per tutta la vita ho
catalogato e cercato di comprendere, sono un'efflorescenza
passeggera d'una creazione in rapporto alla quale essi non hanno
alcun senso, se non forse quello di permettere all'umanit di
sostenervi il suo ruolo. Sebbene questo ruolo sia ben lontano
dall'assegnarle un posto indipendente e sebbene lo sforzo
dell'uomo - per quanto condannato - sia di opporsi vanamente a una
decadenza universale, appare anch'esso come una macchina, forse
pi perfezionata delle altre, che lavora alla disgregazione di un
ordine originario e precipita una materia potentemente organizzata
verso un'inerzia sempre pi grande e che sar un giorno
definitiva. Da quando ha cominciato a respirare e a nutrirsi fino
all'invenzione delle macchine atomiche e termonucleari, passando
per la scoperta del fuoco - e salvo quando si riproduce - l'uomo
non ha fatto altro che dissociare allegramente miliardi di
strutture per ridurle a uno stato in cui non sono pi suscettibili
di integrazione. Senza dubbio ha costruito delle citt e coltivato
dei campi; ma, se ci si pensa, queste cose sono anch'esse macchine
destinate a produrre dell'inerzia a un ritmo e in una proporzione
infinitamente pi elevata della quantit di organizzazione che
implicano. Quanto alle creazioni dello spirito umano, il loro
senso non esiste che in rapporto all'uomo e si confonderanno nel
disordine quando egli sar scomparso. Cosicch la civilt, presa
nel suo insieme, pu essere definita come un meccanismo
prodigiosamente complesso in cui saremmo tentati di vedere la
possibilit offerta al nostro universo di sopravvivere, se la sua
funzione non fosse di fabbricare ci che i fisici chiamano
entropia, cio inerzia. Ogni parola scambiata, ogni riga stampata,
stabiliscono una comunicazione fra due interlocutori, rendendo
stabile un livello che era prima caratterizzato da uno scarto
d'informazione, quindi un'organizzazione pi grande. Piuttosto che
antropologia, bisognerebbe chiamare entropologia questa
disciplina destinata a studiare nelle sue manifestazioni pi alte,
questo processo di disintegrazione.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume terzo, pagine 195-196.
